Macerata. Domenica, 16 ottobre alle ore 18:30, la città diventerà il palcoscenico della performance itinerante “ THE WALKING CHOIR (2026)” dell’Artista Michele Jan Welke.
Ma esiste veramente un modo per fare arte contemporanea senza esporre quadri, senza scolpire il marmo o creare installazioni tecnologiche? La risposta è sì, e porta la firma di Michele Jan Welke. All'interno della rassegna collettiva "OVER/RULE. Art thinking beyond limits" (curata da Barbara Caterbetti e Antonello Tolve per il Macerata Humanities Festival 2026), il palcoscenico non sarà una galleria asettica, ma lo spazio aperto e imprevedibile della città. Un coro polifonico si muoverà dagli spazi di Via Garibaldi a Palazzo Lazzarini e Corso Matteotti, abbattendo definitivamente i confini tra pubblico e coristi. L’esecuzione dei canti alternerà sonorità polifoniche a canti spiritual tradizionali di libertà, trasformando così lo spazio urbano in un territorio di transito emotivo.
L'originalità dell'artista è spiazzante: Michele Jan Welkeusa la musica polifonica ancestrale come una "tecnologia sociale" per scardinare le barriere del quotidiano e connettere le persone. La città è la tela, la voce è lo strumento. Lungo il percorso urbano non ci saranno oggetti da contemplare, ma esclusivamente il suono acustico e il movimento coordinato dei coristi.
Michele Jan Welke rifiuta l'uso di performer anonimi, e a differenze di predecessori della grande tradizione della “scultura sociale”, performativa, del Nord est come il maestro Joseph Beuys, uno dei piu rivoluzionari e influenti pittori, scultori e performance artisti tedeschi del XX secolo, secondo cui l'atto artistico non risiede nell'oggetto materiale ma nell'azione collettiva capace di plasmare la società. Michele Jan Welke è pioniere visionario capace di inserire una intima e profonda variante: l’umanità territoriale.
L'artista compie una scelta radicale per mettere in scena il passaggio cruciale “dal dominio alla partnership, dalla gerarchia alla relazione”. Per farlo, attinge alla purezza della voce umana e, soprattutto, alla propria storia biologica e affettiva.
Il coro coinvolto non è infatti una compagine qualunque: è il Coro polifonico “Madonna di San Giovanni” di Ripatransone (AP), pilastro insostituibile del panorama polifonico marchigiano, celebre per aver calcato palcoscenici prestigiosi e per aver ideato la Rassegna Corale Internazionale “Belvedere del Piceno”.
Dietro questa collaborazione non c'è una semplice selezione accademica, ma una straordinaria storia di legami familiari. Sebbene le traiettorie dell'arte contemporanea lo abbiano portato in giro per l'Europa, le radici di Michele Jan Welke affondano interamente nel borgo piceno di Ripatransone, terra d'origine dei nonni e della madre. Ed è proprio la madre dell'artista, Franca Basso, a ricoprire l'incarico di presidente della storica istituzione. La performance si trasforma così in un cortocircuito emotivo potentissimo: il figlio avanguardista che dialoga in musica con la madre custode della tradizione locale.
Il tributo a Giannetti e la lezione di Fanesi
La presenza della corale a Macerata racchiude anche un profondo tributo ideale. È impossibile non ricordare la figura del Professor Antonio Giannetti, per lunghi anni storico presidente, autentico pilastro e anima indomita della compagine ripana. Giannetti, scomparso nel 2014, ha speso una vita intera per portare la musica del borgo in tutta Italia e all'estero. Vedere oggi le sue "creature" cantare in un contesto così innovativo è il segno che il suo amore per il canto polifonico continua a tracciare nuove strade.
Un'eredità che si rinnova anche attraverso una straordinaria lezione di umiltà e amore per l'arte: quella del Professor Nazzareno Fanesi. Lo storico direttore, che ha guidato e plasmato la vocalità e i successi del coro ininterrottamente dal 1985 al 2022, ha compiuto un gesto poetico. Dopo aver lasciato la bacchetta della direzione musicale al giovane e talentuoso Maestro Federico Carboni – attuale guida tecnica del coro –, Fanesi ha scelto di restare nella sua grande famiglia, tornando a cantare tra le fila dei coristi accanto a storiche colonne dell'organico . Vedere l'ex direttore confondersi tra le voci all'interno di una performance che contesta le gerarchie tradizionali è forse il manifesto più potente del progetto di Michele Jan Welke.
La performance si concluderà con un dialogo aperto con il pubblico, un momento in cui l'artista e i cittadini si confronteranno direttamente sul senso dell'azione vissuta. A Macerata si prepara un appuntamento di caratura internazionale che promette di lasciare il segno. L'unica incognita, per un'opera che fa del cielo aperto la sua galleria, resta il meteo: in caso di pioggia, l'organizzazione ha già predisposto lo spostamento della performance al coperto, all'interno dei suggestivi spazi storici dell'Università, garantendo così la sicurezza dei coristi e lo svolgimento dell'evento.
(L’articolo verrà aggiornato con i nomi di tutti i coristi e dei partecipanti all’opera non appena saranno trasmessi dalla produzione).
di Giuditta Castelli
(Sociologa e Giornalista)
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